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sabato, maggio 17, 2008
In viaggio con Seconda Visione
Martedì 20 maggio 2008. Programma della gita.
1a tappa: In Bruges, di Martin McDonagh. Dimenticatevi la noia del Belgio: passate un paio d'ore con Colin Farrell e Brendan Gleeson!
2a tappa: Gomorra, di Matteo Garrone. Un viaggio duro, ruvido e pericoloso. Guida consigliata: il libro di Roberto Saviano.
3a tappa: Alla scoperta di Charlie, di Mike Cahill. Seguite Tommaso nel suo "duro mestiere" insieme a quel pazzeriello di Michael Douglas.
Ritrovo ore 22,30 negli studi di Via Berretta Rossa: per prenotarsi basta una mail a secondavisione@hotmail.com.
La redazione - tour operator
Nella foto: il pullman di Seconda Visione pronto a caricare i suoi ospiti.
sabato, maggio 10, 2008
La ferrea scaletta
Martedì 13 maggio, duri e puri come l'acciaio, parleremo di:
- Iron Man di Jon Favreau, con Robert Downey Jr: fumetti e Black Sabbath, ma che vogliamo di più?
- Cargo 200 di Aleksej Babanov, con Aleksej Polujan: un film potenzialmente interessante sugli ultimik giorni dell'URSS, o i primi sintomi della fine della stagione cinematografica?
- Carnera - The Walking Mountain, di Renzo Martinelli, con Andrea Iaia: si prospetta come uno dei duri mestieri più tremendi della storia...
Venite in studio, nonostante la tentazione di stare in piazza: portate la chitarra e la vinella da noi, prenotatevi mandando una lettera elettronica a secondavisione@hotmail.com.
La redasiùn
Nella foto: uno dei conduttori di Seconda Visione sul set del film su Carnera
giovedì, maggio 08, 2008
Giudizi buttati là
Juno di Jason Reitman
Professionale, scritto bene, fa ridere, emozionare, in una parola paraculo. In un universo armonico dove conflitto, disagio, emarginazione sono banditi, e tutti sono fighi. Più vicino ai Teletubbies che a Gus Van Sant, più vicino a Susanna che ai Tenenbaum. Praticamente il demonio. Ma nel mondo ogni “tendenza” nasce in periferia, diventa centro, e poi muore nel dimenticatoio.. Ecco, Juno è il punto in cui si comincia a cadere.
John Rambo di Sylvester Stallone
Rambo fa a pezzi gli anni 90 e quelli che pensano che gli anni 80 fossero fichi. È stato difficile avere come padre fantasmatico Stallone, lui ha almeno avuto Crenna, che ti diceva “Vai, uccidi. Fallo perché è giusto”. Noi ci ritroviamo con Stallone che dice “Vai avanti a guardia abbassata e prendine una cassa. L’importante è che ti rialzi ogni volta”. Insomma, ho visto lezioni di vita più pratiche. Ma noi ti amiamo lo stesso, babbo.
Tutta la vita davanti di Paolo Virzì
Virzì continua a fare l’amaro apologo della fine del popolo, della piccola borghesia e dei suoi ideali di miglioramento. Con tono grotteschi e disperati e solo con qualche piccola sbavatura. Con più palle si poteva fare un film incredibile, ma è ottimo lo stesso. Solo l’ideologia giornalistica, impostata su griglie for dummies di idee sorpassate già quando Zoff giocava a scopa con Pertini, e il referenzialismo lo condannano.
The Darjeeling Limited di Wes Anderson
Anderson esce dalla maniera stanca di Zissou, e innova il suo stile della narrazione, mantenendo la coerenza di fondo. Insomma, mostre di avere ancora qualcosa Non trascinante, ma qualcosa di buono, molto buono e realmente dispari. Bravo, si temeva per la sua maturazione.
Iron man di Jon Favreau
Dopo Spiderman 2, il miglior film di supereroi fatto negli ultimi anni. Ben costruito, Downey jr in palla, leggermente più adulto, fa ridere, l’azione è rara ma strepitosa. Aaaiiron maaaan ta ta tatatata tatatatatata.
Colpo d’occhio di Sergio Rubini
Inguardabile. Adrian Scala andrà a infestare gli incubi di tutti gli autori che hanno qualcosa di parecchio intelligente da dire. Se vedete un film con metafore malriuscite, gridate "Adrian Scala!" per tre volte e il film svanirà.
Rubini prova a fare il thriller anni 70. Non gli riesce. Scamarcio prova a trascinare il pubblico. Non ci riesce. Vittoria Puccini nuda. Ci riesce.
La zona
Bello, teso, pessimista. Cinema politico aggiornato al passare dei tempi.
manu
manu
martedì, maggio 06, 2008
Dall'inviato ormai tornato
Mister Lonely, di Harmony Korine, GB, IRL, FRA, USA 2006
Eravamo rimasti al Korine regista e sceneggiatore di film-mazzata più o meno gratuita: Gummo, Julien Donkey Boy e Kids, per fare dei nomi. Fa quindi strano ritrovare Korine alle prese con una storia, anzi, con due storie fra il tenero e il surreale. La prima, quella principale, racconta di impersonificatori: non sono dei sosia, ma delle persone che si comportano e si vestono proprio come i personaggi famosi a cui si ispirano. In particolare seguiamo Michael Jackson (Diego Luna) che sbarca il lunario a Parigi facendo spettacoli a base di mossette, urletti, moonwalking e mani sul pacco. Lì (a Parigi, non sul pacco) incontra Marylin Monroe (Samantha Morton, che ancora una volta ci regala un’interpretazione fantastica), che lo convince a seguirlo in una comune nelle Highlands scozzesi, in cui vivono il Papa, i tre marmittoni, Abramo Lincoln, Charles Chaplin, Shirley Temple e svariati altri impersonificatori. La comunità vive preparando un grande spettacolo che dovrebbe coinvolgere gli abitanti del paesino presso il quale vivono.
A questa storia Korine affianca quella di un gruppo di suore missionarie dell’America centrale, guidate da un prete (Werner Herzog, ancora una volta attore per Korine), che scopre per caso che con la fede le suore possono volare e iniziano a gettarsi da un aereo. Il miracolo sta per essere mostrato in Vaticano, ma…
Non voglio rovinarvi la sorpresa, ma avete capito che questo film parla di solitudini e fallimenti. Nel toccare questi temi, però, Korine ha un modo ironico e dolce, ben lontano – per fortuna – dalla volontà di scandalizzare a tutti i costi dei suoi lavori precedenti. Le storie, che per ammissione dello stesso regista – incontrato alla fine del film, oh yeah! – non hanno nulla in comune, e sono entrambe girate in 35mm, ma una con taglio più documentaristico (quella delle suore), sono narrate con partecipazione, senza sarcasmo e senza quella spocchia che a volte ha penalizzato parti o interi film di Korine. Insomma, scaricatevelo, nell’attesa che arrivi in Italia e venga come al solito ucciso dal doppiaggio.
Francesco
Amici...
questa mattina avevo scritto il post con la scaletta di questa sera ma non so se il fato avverso le condizioni meteo la situazione mondiale incerta i mercati fluttuanti hanno fatto si che non comparisse...Me ne sono resa conto solo in questo momento...Così col capo cosparso di cenere faccio l'annunciaziòannunciaziò. Questa sera a Secondavisione cinema sciocchezze ee pretese culturali, per l'ultima volta in formazione ridotta (il nostro Le chien è tornato dalle Americhe e ci ha portato la cioccolata e i portoballi), si parlerà di
THE DARJEELING LIMITED, del grande Wes Anderson,treni, fratelli un po' coltelli, India, set di valigie griffate e limonate dolci
RACCONTI DA STOCCOLMA, di Anders Nilsson , violenze tra le mura domestiche sotto la superficie opaca e tranquilla della provincia nordeuropea.Premio Amnesty International all'ultimo Festival di Berlino
E per il duro mestiere si torna or ora dalla visione di THE HUNTING PARTY, di Richard Shepard, con Richard Gere nei panni di un convincentissimo(......) inviato di guerra.
Che altro? Scrivete....vabbò se volete venire suonate in via Berretta Rossa :)
E se vi resta posto in valigia portatece a vinella
La tarda redazione
sabato, maggio 03, 2008
Dal vostro inviato
Smart People, di Noam Murro, USA 2008
Qui negli USA, da dove vi scrivo, Ellen Page è l'attrice più quotata del momento. L'avevamo capito anche noi, dopo il successo di Juno ("Best movie of the year!" dicono qui: esagerati). Il punto è che la Page ha un sacco di film in uscita. Tra cui questo, diretto da questo produttore di origini israeliane, che ha portato il film al Sundance. Ed ecco la parola magica grazie alla quale avete già capito tutto: un professore universitario di inglese (Dennis Quaid invecchiato, bolso e antipatico) vive con il figlio (in perenne ombra paterna) e con la figlia (la Page, appunto), giovane, carina e repubblicana. Gli piomba in casa il fratello adottivo, un Thomas Haden Church strepitoso, proprio mentre, per un incidente gli viene vietato di guidare. In ospedale incontrerà una dottoressa, sua ex studentessa (Sarah Jessica Parker - aaaargh!), grazie alla quale riscoprirà l'amore, l'insegnamento, le belle stagioni, il profumo dell'aria, la carriera, la vena creativa, lo splendore delle piccole cose, eccetera, eccetera, eccetera.
Che poi, in sè, il film è anche gradevole. Ma che palle questi percorsi salvifici, tutti uguali. Per fortuna che i personaggi - Parker a parte - sono belli e interpretati bene, e che alcuni scambi di battute siano davvero efficaci. Ma il bollino Sundance vince tutto.
Standard Operating Procedure, di Errol Morris, USA 2008
Di ben altra fattura è l'ultimo film di Errol Morris, presentato a Berlino a gennaio. Partendo dalle foto delle sevizie e torture di Abu Ghraib di qualche anno fa (ricordate? L'uomo con i fili attaccati alle mani e il cappuccio in testa, la piramide di prigionieri nudi...), Morris fa scaturire una riflessione profonda su temi altissimi quali la giustizia, le procedure militari, il rapporto tra realtà e rappresentazione della stessa. Come al solito, il regista fa parlare le persone coinvolte nel caso, mostrando risposte a domande precise, ma stando ben lontano dalla sottile forma di coercizione di Michael Moore, per fare un esempio. Grazie ai diretti interessati, a esperti di intelligence militari, a investigatori, il risultato non è avere delle risposte su quello che è successo nella prigione irachena, ma farsi delle domande precise, la cui risposta è difficilmente univoca. Un documentario (che usa ogni tanto, a fini di dramatization, brevi frammenti di fiction) durissimo e spietato: pensate che quello che viene fuori dai soldati intervistati è che, alla fine, la vera cosa stupida che hanno fatto è stato scattare quelle foto.
Una nota di costume: ho visto il film il primo giorno che è uscito negli USA, in una sala storica e "intellettuale" di Manhattan, allo spettacolo "di punta". Beh, la sala non era piena. Non so, ci sono rimasto male.
Francesco
lunedì, aprile 28, 2008
SECONDAVISIONE RISCHIATUTTO!
Martedì 29 aprile. Quando il gioco si fa duro....ecco la scaletta:
- 21, Robert Luketic, con l'ex Jude di Across the Universe Jim Sturgess, e Kevin Spacey che fa il cattivo ( ma va?) a base di ormonella collegiale, cervelloni al tavolo verde, black jack e truffe.
- 10 Cose Di Noi, Brad Siberling, attori sul viale del tramonto e cassiere sexy sull'orlo di una crisi di nervi.
E per la prima volta la dottoressa Zazzarazzà si cimenta con il consueto Il Duro Mestire Del Critico che più duro non si può: The Other Boylen Girl, L'Altra Donna Del Re, di Justin Chadwick, con lo scontro tra le braaaaaave Natalie Portman e Scarlett Johansson.
5 posti disponibili, fate il vostro gioco. Puntate su secondavisione@hotmail.com.
Rien ne va plus.
La redazione (da Las Vegas)
Nella foto: un conduttore di SecondaVisione dopo una puntata di troppo al casinò
mercoledì, aprile 23, 2008
AVERE AMICI COSÌ, È BELLO ASSAJE: LE MAGLIE DELLA KILLER - ELITE
Il mio amico Maurizio, fa tantissime cose. Per poco tempo, a dire il vero; nel senso che le sue passioni sono rapidi e volubili come gli amori degli adolescenti durante l'estate. Adesso ci ha preso il trip di fare le magliette. Siccome è un perfezionista, è partito da delle robe che solo noi suoi amici potevamo indossare (una maglia degli Slayer con una grafica particolarmente scrausa, ma con valore regazzness 100%) e adesso invece è diventato un califfo. Tant'è che ha messo su un bìsness, per fare tantissimi soldi e poi spenderli tutti in droga e donne. E io che sono suo amico ho deciso che è cosa buona e giusta fargli un po' di sana pubblicità. Anche perché la prima maglia che ha realizzato a modino, ha a che fare con una nostra grande passione: il vecchio John Carpenter. E siccome questa passione non è ancora scemata, il mio amico Maurizio mi ha detto di dirvi che tra poco ne farà un'altra, saccheggiando la grafica da una nostra altra passione. Volete sapere quale? Ingordi... Però posso dirvi che se vi iscrivete alla newsletter, questa scaltrissima mossa vi permetterà di togliervi questa curiosità, di avere degli sconti, sapere quando ci sono nuove maglie e - quando poi non vi arriverà più una notizia una - sapere che al mio amico Maurizio è passata pure questa passione...
Approved by FEDEmc
lunedì, aprile 21, 2008
MISSIONE: SECONDAVISIONE!
Martedì 22 aprile 2008. Scaletta:
- L'Ultima Missione. Olivier Marchal. Daniel Auteuil. Polar.
- In Amore Niente Regole. George Clooney. Terza regia.
Il Duro Mestiere Del Critico: Step Up 2. Scaldamuscoli.
5 posti disponibili. secondavisione@hotmail.com. Vinella.
La stringata redazione
Nella foto: alcune comparse di Step Up 2.
martedì, aprile 15, 2008
NON PENSARCI, Gianni Zanasi, ITA, 2008
Io voglio molto bene al mio amico Manu. È bello, è alto, è simpatico, è uno dei fondatori di questo collettivo ed è quello che secondo me ne capisce più di tutti di cinema. Ma mica solo tra noi, eh? È uno di quelli che ne capisce di più di tutti. Nel mondo. Ogni tanto vado al cinema e non capisco se la pellicola che ho visto è stata di mio gradimento o meno. Allora lo chiamo e gli chiedo: “Manu, ma mi è piaciuto il film?”. Lui mi spiega tutto per benino, e io mi fido della sua risposta. Ha un unico difetto: ogni tanto si fa prendere da uno strano buonismo nei confronti del cinema italiano. Intendiamoci: ha delle scusanti. Lo fa perché ci tiene. Lo fa perché ci spera sempre, perché sarebbe bello un giorno andare in giro per il mondo e dire con una certa arroganza “Ahahaha! vengo dall'Italia: quella grande nazione dove è stato fatto quel bel film!”. Comunque. L'altro giorno sono andato a vedere Non Pensarci di Zanasi. E per me è bruttissimo. Manu ha detto che sono troppo cattivo e che non è male. Ti pareva... Sono uscito dalla sala sbuffando e pensando che un film del genere è veramente brutto. Ma brutto “senza tempo”. Potevano farlo l'anno scorso, dieci anni fa, fra sette mesi, fra un decennio... Il risultato non cambia: brutto. Senza se e senza ma. Perché è sempre e ancora una volta la stessa storia. Perché ancora una volta mi trovo di fronte a uno che ha 35 anni, che non ha più l'età per fare il giovane, ma che invece si mette le magliettine e i jeans e suona in un gruppo rock. Pronunciato come lo pronunciava Celentano quando ha fatto quella gag del Lento Vs. Rock. Roooooooock. Come se fosse una parola esotica. Un 35enne che non è più giovane che suona rock e che torna a casa prima del tempo e trova la sua ragazza che si fa un vero giovane che fa rock. E allora lascia la casa piena di cd e tenta di portare a termine quello che dovrebbe fare: il suo lavoro, finire un disco che tutti aspettano. E invece no, perché manca l'ispirazione. E insomma, per farla breve il protagonista è un 35 enne in crisi. Che per combattere la crisi torna dalla famiglia. Eh, sì. Proprio così. Torna a casa perché la famiglia ti può dare quella sicurezza che forse nel frattempo hai perso. O forse perché grazie a questo escamotage di sceneggiatura possiamo mostrare dei personaggi tutti matti. 1) Il fratello Battiston (“bravo Battiston: uno dei più bravi in Italia!”) che non ha fatto il rocker come il fratello, ma è rimasto a casa e ha preso le redini dell'azienda di famiglia. Uno con la testa sulle spalle, uno che poteva diventare tennista professionista e ha abbandonato tutto che c'è la fabbrica da mandare avanti... mica un pirla. Eh già... mica vero. Invece sta per separarsi dalla moglie, sta per far fallire la ditta che papà ha mandato avanti per “non sai quanti anni”, ingurgita psicofarmaci a uso ridere e ci beve sopra delle birre. Però ha il maglione legato sulle spalle. 2) La sorella Anita Caprioli (“che bella Anita Caprioli. È anche brava! Te la ricordi in quel bel film... come si chiamava? Ecco! Santa Maradona!”) che ha lasciato l'università deludendo un po' tutti, ma l'ha fatto per la passione della sua vita: i delfini. Stranissima, la sorella... E siccome nei piccoli paesini di provincia quelli strani o “se droghino” o sono invertiti, Anita Caprioli – non essendo stata presentata con uno spinello in mano – ecco... il cerchio si stringe. 3) Mamma & Papà (“chi son poi questi due? Li ho già visti... Mah. Avran fatto del teatro”). Mamma esaurita che nasconde un segreto – quale segreto? quello lì! Ha fatto le corna a papà! – che nel tempo libero fa a fare dei corsi di meditazione con dei freakettoni che le vogliono far riscoprire il suo io più profondo a suon di tamburelli. E papà che dopo l'infartino gioca a golf. Non capiscono i figli: uno rocker, una lesbica e uno che è sempre teso. Questo il bel quadro che ci troviamo davanti agli occhi. Aggiungiamoci, per dovere di cronaca, la guardia giurata invasata che dice “roger!”, l'amico rimasto sotto che con occhio spiritato parla di suicidio fin dalla prima sequenza, la prostituta dal cuore d'oro (Caterina Murino. Figa, eh? Brava un po' meno...), il figlio di papà che si è buttato in politica dalla parte di quelli che c'hanno i soldi e sono ignoranti e antipatici. Non manca una bella tirata contro i furbetti del quartiere che tramite le banche e i soldi rovinano il mondo. Francamente un po' troppo. Ed è un peccato. Perché Zanasi ha buon occhio. L'aveva già dimostrato nei suoi film precedenti e qui lo fa ancora: si affeziona ai personaggi ed è bravo a mostrare la città (Rimini) e la casa in cui è ambientata la storia. Ogni tanto azzecca anche la sequenza, o ha per lo meno quel buon guizzo in più (la sequenza del “contachilomerti”, la caduta delle ciliege), ma si trova a dover gestire materiale da commediola. Materiale che, parere mio, non c'entra nulla con quello che vorrebbe fare. E quindi cosa rimane? Ci si trova davanti a un film che fa molto ridere (ma il merito è di Valerio Mastandrea che secondo me ha un talento comico raro) ma che si ritrova forse ad avere delle pretese in più del dovuto. Che inevitabilmente affogano e muoiono a causa della galleria di personaggi e situazioni di cui sopra... In quel cinema italiano che abbiamo già visto, che è sempre fermo lì. Esattamente allo stesso punto dove l'avevamo lasciato l'ultima volta, e dove lo ritroveremo la prossima.
Colonna sonora: trattandosi di film con protagonista un giovane rocker, praticamente si sente tutto il disco dei Clap your hands say yeah. E vabbeh. Ma poi c'è un pezzo di Ivan Graziani. E anche questo ormai sta diventando prassi. O mi sbaglio? L'utilizzo di un pezzo camp di quella bella Italia che fu...
FEDEmc
domenica, aprile 13, 2008
IT'S ONLY SECONDAVISIONE (BUT I LIKE IT)
Arrivederci rubino martedì 15 aprile, partiamo su, passiamo la notte insieme, esiliamoci sulla strada principale e con le dita appiccicose, su cavalli selvaggi, sediamoci al banchetto dei mendicanti a base di zucchero marrone. Lady Jane Luciana, Street Fighting Man Francesco e Jumpin' Jack Flash Tommaso rotolando vi parleranno di:
- Shine A Light, Martin Scorsese vs. Jagger, Richards, Watts e Wood, la sciate che sanguini...
- Non Pensarci, di Gianni Zanasi, è solo rock'n'roll...
- Riprendimi, di Anna Negri, non potete sempre avere quello che volete...
E per il consueto appuntamento con Il Duro Mestiere del Critico Sorella Morfina Papessa ci parlerà della sua simpatia per il demonio dopo aver visto Shoot 'Em Up con l'uomo scimmia Clive Owen e la ragazza della fabbrica Monica Bellucci. Il 19° esaurimento nervoso...
5 i posti disponibili. Noi vi amiamo, dateci riparo, scrivete una mail sotto i vostri pollici, dipingetela, nero, e inviatela a secondavisione@hotmail.com. (Non possiamo avere) Soddisfazione se non portate della vinella.
La rotolante redazione di pietra
Nella foto: una serie di umarells in procinto di mandare una mail a secondavisione@hotmail.com
sabato, aprile 05, 2008
AND THE WINNER IS SECONDAVISIONE
Martedì 8 aprile ennesima puntata della più blasonata trasmissione di cinema, sciocchezze e pretese culturali del creato. I pluridecorati Luciana, Francesco e Tommas o vi parleranno di:
- Juno, di Jason Reitman, premiato alla Festa di Roma, premiato agli Oscar, la commedia più cool dell'anno a base di gravidanza e musica indie.
- La Zona, di Rodrigo Plà, premiato a Venezia, straordinaria storia di crescita, muri, divisioni e giustizia privata.
E per il consueto appuntamento con Il Duro Mestiere del Critico, dopo un riconteggio dei voti che farebbe impallidire la Florida, la sorte e il pubblico sovrano ha deciso senza appello per Next, con l'uomo-padella Nicolas Cage alle prese con Philip K. Dick (!). A' Francé, preparati...
5 i posti disponibili. Premiatevi mandando una mail a secondavisione@hotmail.com, e non dimenticate una coppa di vino...
La Premiata Redazione
Nella foto: un affezionato ascoltatore intento ad acquistare vino e coppa per la trasmissione.
martedì, aprile 01, 2008
TUTTA LA VITA DAVANTI
Il signor regista Paolo Virzì ha deciso che era giunto il momento di dire la propria su giovani e precarietà, su mondo dei call center e lauree inutili, sul lavoro-che-non-c'è e sogni di gloria infranti. Così, il signor regista Paolo Virzì ha dato un'occhiata a qualche blog, deciso che ce n'era uno che gli piaceva più degli altri (o forse non si è dato il disturbo di cercare oltre), chiamato il suo amico sceneggiatore Francesco Bruni (N- Io e Napoleone, Caterina va in città, My name is Tanino) e girato un film "di denuncia" sulla "volgarità" dell' "Italietta di oggi" col sapore "agrodolce" della più "alta tradizione" della "commedia all'italiana" guardando "a Monicelli e a Dino Risi".
Il signor regista ha quindi immaginato che il mondo di un call center della periferia romana, quartierone fieristico spoglio e luccicante vetro e acciaio, fosse popolato da aspiranti veline con tatuaggi lombari, bruttarelle frigidette che ansimano di godimento alla vendita telefonica di un frullatore o quel che sia, team leader botulinate imbrigliate in corsetti sadomaso, sindacalisti Nidil imbranati che parlano a teste vuote e rimpiangono i presidi mirafioristi anni settanta ma in fondo preferiscono i fondoschiena sodi alle tute blu, giovani neoyuppies che sfogano repressioni in sedute motivazionali distruttive, candide neolaureate cum laude in filosofia che annaspano alla ricerca di una possibile connessione tra Heidegger e mondo del telemarketing, figlie ovviamente di madri ex sessantottine-professoresse-ex femministe che non disdegnano, ogni tanto, una canna rullata bene.
Il signor regista Paolo Virzì non sa forse che il mondo dei call center è popolato al 90% di quelle laureate cum laude di cui egli fa un'eccezione. Il signor regista Paolo Virzì non sa che i volantini sindacali all'interno dei suddetti call center non servono per sventolarsi dall'afa romana mentre si parla de Guendalina der Grande Fratello, ma vengono addirittura letti, a volte. Il signor regista Paolo Virzì non sa che durante la pausa sigaretta non ci sono solo riunioni di sgallettate che parlano dell'ultimo rivoluzionario metodo di epilazione, ma che si parla soprattutto, in maniera ossessiva forse, del lavoro svolto, di quanto sia frustrante, dei sogni accantonati, delle paure e delle incertezze. Il signor regista Paolo Virzì non sa che la presunta indifferenza, il mancato senso di coesione e lotta è figlio di contratti ridicoli, che ti tolgono il fiato, che ti costringono a trovare una motivazione in ciò che fai perchè quel lavoro ti serve e sai che potresti perderlo. Che negli anni settanta Biagi era solo il nome di un giornalista un po' bacchettone e non evocava spettri di leggi sulla flessibilità.
Il signor non regista Ascanio Celestini, qualche mese fa, ha girato un non film su un call center romano chiamato Atesia, ha mostrato che ci sono ragazzi, guarda un po', ventenni, che sanno che il Grande Fratello esiste e magari ne hanno vista anche qualche puntata, ma che si sono organizzati, all'interno di un call center, perchè hanno compreso che qualche diritto lo avevano. Il signor non regista Ascanio Celestini li ha fatti parlare, ha fatto vedere i volantini da essi stessi prodotti, la sala un po' fatiscente in cui si sono riuniti per mesi, le loro piccole vittorie. Anche le loro sconfitte. Ma ha prodotto un documento reale, struggente, sincero, fatto di dolore ma anche di speranza, perchè magari il cinema non cambierà il mondo o la storia o lo stato delle cose ma un piccolo aiuto a comprendere è obbligato a darlo.
Paolo Mereghetti ha scritto che Tutta la vita davanti è l'Amarcord dei nostri tempi. Qualcun altro che la Ferilli è la Gloria Swanson de noantri.
Ai posteri l'ardua sentenza, poetava un vecchio liberale.
L.
domenica, marzo 30, 2008
SO LONG, AND THANKS FOR ALL THE FISH...
Martedì 1 aprile si moltiplicheranno i pesci e si cercherà di parlare di cinema, sciocchezze e pretese culturali. Questa la scherzosa scaletta:
- Un Bacio Romantico, l'atteso film ammerigàno di Wong Kar-Wai, con il bruttino Jude Law, le poco belle Natalie Portman e Rachel Weisz, la per niente bbràava Cat Power e l'altissima Norah Jones.
- Call- center, precarietà, la volgarità dell'Italietta di oggi. In una parola: Tutta la Vita Davanti di Paolo Virzì, una nuova e originalissima commedia, pensate un pò, all'italiana.
Questa settimana il pesce d'aprile più simpa toccherà al giovane Tommaso che per il consueto appuntamento Il Duro Mestiere del Critico, mai così duro, imparerà qualcosa sull'amicizia, l'Afghanistan e il vento visionando con grande voglia e gioia l'attesissimo adattamento cinematografico del libro più bello del mondo, ovvero Il Cacciatore di Aquiloni. Wow.
Cinque posti disponibili. Mandate un pesce telematico a secondavisione@hotmail.com. Non dimenticate, vinella a iosa. E non per scherzo...
La redazione d'aprile
Nella foto: un ascoltatore porta un branzino in via Berretta Rossa
lunedì, marzo 24, 2008
THE ORPHANAGE, Juan Antonio Bayona, 2007
Ne abbiamo parlato molte volte proprio qui su questo blog. Ormai siamo giunti a un punto che una frase come “In Italia manca il cinema di genere”, ha lo stesso valore di massime come “il nuoto è uno sport completo”. Lo sappiamo già tutti e non ci interessa più. E quindi? E quindi, niente. Ci si lamenta che è sempre bello. E se avete bisogno di un motivo in più per lamentarvi ecco a voi - rullo di tamburi - The Orphanage. Inghilterra? Stati Uniti? Toh... Canada? No, lettrici e lettori: Spagna. El Orfanato - questo il titolo originale - è un film horror spagnolo. Certo, non è una novità: i nostri amici che parlano come noi ma con delle esse alla fine, è da tempo che si interessano a questo genere. Fine a qualche anno fa rappresentavano una sorta di isola felice del “cinema de paura”, ma El Orfanato ha qualcosa di diverso. Non stiamo parlando della Filmax, di amici di Brian Yuzna o di Stuart Gordon, di Balaguerò vari. Insomma, El Orfanato non è un piccolo film indipendente che farà la gioia dei soli appassionati, ma grande cinema di genere. Per la precisione horror “barra” ghost story”. Vi ricordate? Fantasmi, porte che si chiudono da sole, scricchiolii che ti tengono sveglio la notte, orribili segreti che riaffiorano... Quelle cose lì. Ingredienti semplici. Quello che serve. QB. Il tutto mescolato a dovere. In una confezione luccicante che è più della metà del tutto. Sì perché poi obbiettivamente se ci si mette a raccontare il film, se prendiamo i singoli elementi e li mettiamo uno in filo all'altro, potrebbero venire fuori mille dubbi, qualcosa potrebbe portarci a riconsiderare il giudizio su questo titolo. Forse non è il caso. Forse conviene farsi abbagliare da quel luccichio cui si faceva riferimento poco sopra. Il merito potrebbe essere dei soldi della Warner Bros, ma molto probabilmente è del nome importante dietro questa produzione: Guillermo del Toro. Uno che ha capito tutto. Uno che non sarà Mann, ma ha un suo gusto personale, un senso estetico e quale che si a il suo apporto un un film – sceneggiatura, regisa, produzione - lo riconosci. E non è poco. El Orfanato ricorda La Spina del Diavolo. Ricorda Il Labirinto del Fauno. Ma è un altra cosa. Ne ha l'aria. Perché anche qui ci sono dei bambini in pericolo, perché anche qui ci sono dei fantasmi che spaventano ma che possono anche essere d'aiuto, perché anche qui c'è la memoria, l'immaginazione e la magia. Se ci aggiungete che Juan Antonio Bayona è un regista che sa come gestire un horror, che è in grado di gestire e costruire ottime sequenze e di spaventare senza per forza di cose ricorrere a “volume a palla!”, il gioco è fatto. Vi renderete conto che per fare ottimo cinema così, basta poco. Che è possibile unire esigenze “commerciali”, con un gusto ben preciso. “Ah, ma signora mia... finché la gente andrà al cinema a vedere il Vaporidis o il Raoul Bova che limona le minorenni...”. Che ve lo dico a fare... Uscirà da noli in sala? Non lo so. Volete aspettare che lo rifaccia negli States un amico di Gore Verbinski? Ecco. Quindi la soluzione è... bravi, 'nduvinato.
Ma mi raccomando! Non rubate mai una macchina.
FEDEmc
domenica, marzo 23, 2008
EASTER SECONDAVISIONE
Puntata di martedì 25 marzo. Scaletta:
- La Banda. Eran Kolirin. Israele vs. Egitto. Mah.
- La Volpe e la Bambina. Luc Jacquet. Ambra Angiolini. Sigh.
- Duro mestiere del critico: Questa Notte è Ancora Nostra. Vaporidis. Argh.
2 posti ancora disponibili. Mail a secondavisione@hotmail.com. Con vinella. Slurp.
Siateci. Yeah.
la sintetica Redazione
Nella foto: due ascoltatori si disputano i posti ancora disponibili
mercoledì, marzo 19, 2008
Ripubblichiamo, oh yeah!
Onora il padre e la madre (Before the Devil Knows You’re Dead) di Sidney Lumet
L’esplosione calcolata e imprevedibile di una famiglia. Imprevedibile perché i due figli, cresciuti, sono di relativo successo (o perlomeno lo erano): Philip Seymour Hoffman è il dirigente di un settore di un’azienda immobiliare, ma cerca soldi per fuggire dall’America – forse per coprire alcune sue malefatte, di sicuro per provare a ricucire il matrimonio. Ethan Hawke è un inetto (direi, un ruolo una carriera), un tempo era di successo (teneva il mondo per le palle) ma ora provato da un divorzio e da altri sfighe, si trova ad avere un disperato bisogno di soldi per gli alimenti.
Il primo è luciferino, l’altro è il fallito che gli vende l’anima. Ma il piano diabolico prevede la rapina alla gioielleria dei genitori di entrambi: una sorta di risarcimento simbolico per il personaggio di Hoffman, sempre attaccato dal padre in quanto il più grande e il più brutto, l’ultima speranza di una vita decente per Hawke.
Ovviamente, tutto va a rotoli in modo sempre più tragico. E devastante. Non c’è pietà: è un mondo cattivo e nero, e la famiglia è il suo cuore pulsante. I due figli architettano assieme il piano, ma Hawke va a letto con la moglie di Hoffman (Marisa Tomei sempre nuda per i primi tre quarti di film). I genitori chiedono fuori tempo massimo il perdono per le proprie colpe, e a nessuno salta anche lontanamente in testa di perdonare.
Ciò che rende ancora di più interessante la parabola dei pezzi che saltano in aria dopo la rapina è la scomposizione in punti di vista e piani temporali diversi intrecciati tra loro, per cui si segue il percorso di ciascuno prima e dopo la rapina: tutto è scritto, ma ognuno ci mette la sua scrittura di cattiveria e incapacità.
Il padre è stronzo solo come gli uomini di altri tempi sanno essere, il figlio (i figli) è squalo/cocainomane/malvagio e ignavo/pasticcione/codardo/scemo, lo spirito santo è il demonio. Amen.
Manu
domenica, marzo 16, 2008
NEL NOME DI SECONDAVISIONE
Martedì 18 marzo la Sacra Famiglia di SecondaVisione vi attende al convivio pasquale a base di Cinema, Sciocchezze e Pretese Culturali. Si predicherà di:
- Onora il Padre e la Madre, grande ritorno del vecchio leone Sidney Lumet con gli apostoli Philip Seymour Hoffman, Ethan Hawke e Albert Finney
- I Padroni della Notte dell'eterna promessa James Gray con i farisei Joaquin Phoenix, Robert Duvall, Mark Wahlberg e la samaritana Eva Mendes
E per il quaresimale appuntamento con Il Duro Mestiere del Critico qualcuno sarà l'agnello sacrificale che si immolerà sorbettandosi Nelle tue Mani di Peter Del Monte. Chi sarà questa povera vittima?
Onorate il Santo Collettivo della vostra presenza sedendovi alla Destra della Papessa mandando un'enciclica a secondavisione@hotmail.com e spezzando il calice della vinella.
La Redazione (Santa Subito)
Nella foto: un ascoltatore vede la Luce sulla via di Berretta Rossa
mercoledì, marzo 12, 2008
[Rec], Jaume Balagueró e Paco Plaza, ESPANA, 2007
Lo dico subito per chiarezza: per me Balaguerò è il male del cinema di genere. Lo trovo assolutamente inconsistente, privo di una qualsiasi idea sia di messa in scena che di scrittura, banale e scontato. E, per quanto questo possa essere un giudizio più che soggettivo, lo dico con tutta la sua filmografia sul groppone. In realtà scopro in questo momento che me ne manca uno, ovvero OT: La Película. Dove OT non sta per Off Topic, cari amici blogger, ma per Operaciòn Triunfo. Quindi direi che non mi manca niente. Un film su Operazione Trionfo... ma come sei messo? Vabbeh. Tornando alla sua filmografia, diciamo così, “ufficiale”: a me sembra di avere davanti un Dario Argento già alla frutta. Senza alcun periodo glorioso alle spalle, ma direttamente bollito. Storie che non stanno in piedi neanche a pagarle, frasi di sceneggiatura che non funzionano scritte, figuriamoci recitate da attori cani, la tendenza allo sbrocco finale e un'attrazione vero il paranormale o l'esoterico che serve solo ed unicamente a giustificare tutto a livello narrativo. Dopo l'esperimento a stelle e strisce Fragile – il film con il massimo grado di “effetto decibel a caso per farvi saltare sulla poltrona” della storia del Cinema – Jaume è tornato a girare con budget più ridotti e in patria. E, con questo REC, ha realizzato il suo film migliore. Mi scoccia dirlo, ma è così. Ah, no. La sua cosa più riuscita è il corto Alicia, ma sono passati anche 14 anni. Probabilmente non se la ricordo più nemmeno lui. Si diceva di [Rec]. Per questa pellicola il regista torna a collaborare con il suo amico Paco Plaza, quello di Operaciò Triunfo (ma come sei messo?) e, annusando un po' l'aria che tira in questo momento in ambito horror, decide di girare un film interamente con camera a mano, facendo finta che siano le riprese di una trasmissione televisiva dal titolo “Mentre Tu Dormi”. La puntata che noi vediamo è dedicata alla vita dei pompieri. L'operatore e la giornalista Angela, decidono di passare una nottata intera insieme ai pompieri di Barcellona. Lo spettacolo in diretta diventa il film. Tempo reale, effetto realtà, soggettiva... quelle robe lì. Ne abbiamo appena parlato per Cloverfield, ne riparleremo si spera tra poco per Diary Of The Dead, quinto capitolo dei Morti Viventi di Romero. (un dubbio: e poi? Poi basta, vero? Non è che adesso chiunque si mette a fare Real TV, vero?) In questo caso il film utilizza l'effetto realtà (forse) per ristrettezze economiche (mettendolo quindi in opposizione con il già citato Cloverfield), ma anche per sfruttare al meglio la storia e il set. In un palazzo del centro, una coinquilina comincia a dare di matto e ad assalire e mordere chi gli si avvicina. Una volta all'interno i pompieri, dei poliziotti, la troupe televisiva e qualche civile verranno isolati dalle forze dell'ordine all'esterno senza aver nessun tipo di spiegazione. Si tratta di un morbo modello rabbia pronto a diffondersi. Se, come si diceva, l'effetto “diretta televisiva” serve a esaltare la scelta di girare un film horror fondamentalmente d'assedio all'interno di un palazzo, d'altra parte risulta invece pessimo (o doppiamente falso) quando si presta a colpi di scena telefonatissimi o ai momenti preferiti di Balguerò: il momento bubusettete. Se già nei film “normali” lo spettatore è già consapevole di cosa c'è dietro quell'angolo buio invisibile nel quadro – ma siamo nel rispetto delle regole e dei luoghi comuni del genere, in questo caso specifico c'è l'aggravante. Qui ti viene da chiederti per quale motivo un operatore tv tenga una sorta di zombie fuori campo, mantenendo uno che ha scritto “sto per fare una brutta fine” in fronte, in centro all'inquadratura, con il collo nudo ben rivolto a una porta sottilissima che lo separa dal pericolo. Tempo uno, due, tre e op! ecco che il simil zombie fa il suo sporco lavoro. Dannato operatore pasticcione! Ma torniamo ai pregi: l'idea di sfruttare uno sviluppo verticale permette al film di avere una sola grossa impennata (vd. il commento dell'amico Supersoul “piovono pompieri”). Tutto qui? Più o meno sì. Aggiungiamoci anche l'inizio del “dramma”, quando ancora le cose non sono chiare e il disordine regna sovrano. Ovvero l'unica parte della pellicola in cui per la prima volta in vista sua Balaguerò riesce nell'impresa di spaventare. Che per un regista di horror non dovrebbe essere un'eventualità. Per il resto siamo in zona mediocrità: qualche sobbalzo ben assestato, ma nulla di più. Meglio non dire niente sulla “soluzione” del morbo che è quantomeno discutibile. La versione italiana, doppiata, fa perdere al film molto, visto che inevitabilmente l'effetto di presa diretta dei suoni va a farsi friggere. Vai Jaume. Ti attendo per un altro filmone!
Per la cronaca: scene di panico in sala. Gente che urla e poi esplode in altisonanti: "ustrega!".
FEDEmc
lunedì, marzo 10, 2008
Grande, grosso e... Verdone, Carlo Verdone ITA 2008
Sono andato insieme alla sezione bolognese del collettivo Seconda Visione a vedere l'anteprima del nuovo film di Verdone, con tanto di Red Ronnie come maestro di cerimonie e Verdone&Gerini in sala. Non mi aspettavo il capolavoro, ma neanche una schifezza simile.
Verdone vorrebbe denunciare la mancanza di stile nel popolo italiano, vorrebbe parlare della volgarità e del cattivo gusto imperante, della mania di riprendere tutto con i telefonini e con le videocamere (ancora!). E ovviamente il pubblico in sala tende in alto cellulari e macchine fotografiche.
Dice che ha rischiato: dobbiamo capire ancora cosa. A parte la faccia, ma si sa...
Verdone vorrebbe fare critica politica e mette l'onorevole-che-va-a-puttane. Vorrebbe fare dello humor nero, e fa sballottare una bara da un impresario di pompe funebri cocainomane. Ma soprattutto vorrebbe fare un film, e invece confeziona, insieme ai suoi coautori, la peggiore sceneggiatura della sua carriera. A dominare le scelte narrative è un "buona la prima", nel senso di prima-idea-che-viene-in-mente. Parlo di scelte e non di snodi, perché tutto scorre piatto come un fiume limaccioso.
Il primo episodio si regge su un solo fatto: che tutti i parenti del protagonista Leo parlano come lui. Fratello e figli hanno la voce nasale dell'imbranato, si fermano a riflettere con lo sguardo perso nel vuoto. Contraltare, la già accennata figura di impresario funebre losco e senza scrupoli. Roba mai vista, eh?
Il secondo episodio, che riprende la figura verdoniana del "logorroico", è quello che presenta qualche sforzo in più di messa in scena. Il professore protagonista è asfissiante e gotico. Certo, per bilanciare questo abbozzo interessante, c'è una storia d'amore gestita come fosse un romance da pubblicità dei cioccolatini. Cioccolatini non di marca, si intende.
Il terzo episodio, una cinquantata di minuti sul cranio, ci fa ritrovare Ivano e Jessica di Viaggi di nozze, secondo la dinamica: sono in crisi, si prendono una cotta per un* altr* (puttana e puttaniere, per la par condicio), si amano. Sottotrama: il figlio coatto Steven si innamora della giovane stagista dell'esclusivo albergo dove stanno. Ammazza, che solidità.
E poco importa se c'è qualche battuta azzeccata, se il secondo finale non è proprio a tarallucci e vino, se Eva Riccobono è bellissima. Non ci siamo, Carlo. Ma tanto, a te che importa? Hai imposto il tuo film sul mercato, 835 copie uscite venerdì. Questa è volgarità (ben premiata, tra l'altro, con 5 milioni 5 di incasso).
Francesco
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